Devilfish: “La mia vita tra poker, pistole e divorzi”

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David ‘Devilfish’ Ulliot

David Ulliot, durante la presentazione della sua autobiografia “Devilfish: The Life and Times of a Poker Legend“, ha regalato aneddoti e perle inedite sulla sua vita.

Intervistato dal magazine Bluff Europe, Devilfish ha ricordato alcuni errori di gioventù: “avevo fatto qualche sbaglio quando avevo 16 anni. Chi è che non fa stupidate da ragazzino? Non è vero che il poker mi ha salvato e permesso di riscattare la mia vita. A salvarmi è stato principalmente il matrimonio: ero riuscito ad aprire un negozio di gioielli che gestivo con la mia consorte…

Conducevo una vita discreta e semplice, tutto andava per il meglio. Poi, una volta avuto successo con il gioco, la mia vita è stata rivoluzionata: ero sempre in viaggio, non avevo tempo per la famiglia. Il poker mi è costato il matrimonio: diciamo che, come in tutte le cose, il successo è stato foriero di cose positive ed altre negative”.

Devilfish lo si può definire un vero e proprio gambler: “Mio nonno era un giocatore d’azzardo pazzesco, mio padre giocava più per divertimento, a mia madre piaceva il bingo. Diciamo che nelle mie vene non poteva che scorrere la passione per il gioco. Mi è sempre piaciuto scommettere su qualsiasi cosa sia in movimento, ma in tutto quello che ho fatto, ho sempre cercato di essere veramente bravo se non il migliore”.

Al tavolo verde, e non solo, il suo sguardo non ispira fiducia ed il giocatore inglese, più vincente della storia, non ha problemi a raccontare il suo più grosso inganno della vita: “Quando ho conosciuto mia moglie Mandy, prima di sposarla ed aprire la gioielleria, per otto mesi le ho raccontato che facevo il camionista e che lavoravo sempre di notte, su lunghe tratte. Era la migliore copertura per stare fuori la sera”.

In queste sue scorribande notturne Devilfish frequentava posti non proprio tranquilli per giocare; eppure non ha mai avuto problemi: “Andavo spesso in locali al Nord dell’Inghilterra, dove la birra veniva servita a fiumi. In questo modo facevo pulizia al tavolo in modo estremamente semplice. Non ho mai avuto problemi perché tenevo una pistola sempre in tasca e alle mie spalle, spesso, c’era un amico che mi proteggeva con una mazza da baseball. La gente lo sapeva e non mi venivano a cercare. Una notte, in un locale chiamato Pappa’s centrai una grossissima vincita; ho capito che mi stavano aspettando in un vicolo, così ho preso la pistola ed ho iniziato a sparare una raffica di colpi in aria; sono tutti scappati come topi”. Avete capito perché lo chiamano Devilfish, il pesce velenoso?

Sab 04/09/2010 da Assopoker in

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