Il Texas Hold’em e l’importanza del kicker

Nella determinazione del vincitore di un piatto, spesso nel Texas Hold’em si fa riferimento al kicker, ossia la carta di accompagnamento a quella in comune con uno o più avversari.
Per meglio capirne l’utilizzo all’interno di un partita di poker, facciamo allora un esempio pratico: ipotizziamo che il giocatore A abbia in mano A-K e che il giocatore B abbia invece ricevuto A-Q. Pur se prese singolarmente rappresentano due ottime starting-hand, in realtà in uno scontro tra loro il giocatore B si troverebbe in seri guai.
Infatti, la probabilità di vittoria sarebbe di circa il 26%, dovuta al fatto che le possibilità di aggiudicarsi il piatto sono unicamente riposte nei tre Q ancora rimanenti nel mazzo.
Proseguendo comunque con il flop, ed immaginando che sul board arrivino A-6-3, entrambi avrebbero chiuso una solida top-pair, ma se turn e river non dovessero regalare sorprese, il giocatore A prenderebbe il denaro nel pot grazie proprio al suo kicker più alto.
Da ciò ne consegue che scegliere di giocare carte come A-4, K-7 o Q-5 può essere alquanto rischioso, a meno che non si abbia sufficiente esperienza ai tavoli dal sapersi destreggiare con abilità nelle situazioni potenzialmente più pericolose.
A volte però, il kicker risulterà inutile, come ad esempio in un ipotetico match tra A-3 e A-2 su un board A-A-10-Q-8. In questo caso, infatti, entrambi avranno centrato un ottimo trips, ma le altre carte distribuite dal dealer saranno tutte più alte di quelle d’accompagnamento ai rispettivi assi e quindi, nel caso si dovesse arrivare ad uno show-down, la mano terminerà in situazione di parità dando vita a quello che in gergo viene definito uno split-pot, ossia un piatto diviso.
Lun 29/03/2010 da Assopoker in ABC Del Poker











