Poker Pro, come diventare un professionista con tanto di “pedigree”

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Diventare Poker Pro

E’ inutile nasconderci dietro le favole del divertimento e del passatempo serale o dei giorni festivi. Tutti noi che abbiamo giocato un po’ a Texas Hold’em o comunque ad una delle varianti del poker, abbiamo in un angolo della testa il sogno di diventare un poker pro. Un professionista del poker, ci sono sicuramente modi meno interessanti di guadagnarsi da vivere. Come si fa a diventare un poker pro? Non è una strada semplice.

La prima cosa da sapere è che per definirsi un professionista del poker bisogna vivere col poker, pagarci le bollette, la spesa al supermercato ed i regali per la fidanzata o i figli. Per farlo bisogna essere dei vincenti, e nel poker solo il 10% dei giocatori vince, e probabilmente di questo 10% non tutti vincono abbastanza da poterci vivere. Scoraggiati? Probabilmente no.

Per diventare un professionista del poker, relativamente alla realtà italiana, ci sono due strade, che partono però dallo stesso punto. Il poker non è un mondo che si affronta a cuor leggero. Il giocatore di poker baciato dal talento che prende le carte per la prima volta, si siede al tavolo e vince con regolarità, non esiste. E’ un caso su un miliardo a voler essere buoni. Quindi la prima parte della carriera di un pokerista è lo studio, siano essi libri, video, osservazione live oppure esperienza diretta fatta di sconfitte e lezioni imparate a caro prezzo, non importa, ma si deve studiare.

Una volta acquisite le basi bisogna entrare in gioco e cominciare ad applicarsi e migliorare. Il vero professionista di poker non smette mai di studiare. Phil Hellmuth, undici braccialetti WSOP e svariati milioni di dollari vinti in carriera, ha passato il 2010 a studiare i giovani fenomeni di internet e si è presentato alle WSOP 2011 in un modo completamente diverso, conquistando tre secondi posti quando tutti lo davano per finito. Due cose sono importanti, la gestione del bankroll e la suddivisione del tempo tra le varie specialità

Il bankroll è quello che possiamo investire nel poker, se non abbiamo soldi bisogna partire da zero, cominciare con i freeroll oppure con i tavoli a buy in ridotto e pian piano salire la china. E’ una strada lunga e ci vuole grande pazienza e grandissima forza di volontà, il pericolo più grande è quello di affrettare i passi. Nel poker gli errori costano. Se invece disponiamo già di una base economica allora possiamo partire da livelli bassi ma non bassissimi e vedere come procede. Facendo riferimento alla realtà italiana è difficile trovare giocatori non regular quando si gioca al di sopra dei 50 Euro, ma spesso già a 20 la concorrenza è buona.

Suddivisione del tempo. I tornei sono belli, affascinanti e ricchi, ma con i tornei non si mangia. La varianza è assassina possono passare mesi senza un risultato di rilievo anche giocando bene. E’ necessario trovare un modo per incamerare costantemente soldi dalla nostra superiorità tecnica rispetto al livello in cui giochiamo. Per farlo è indispensabile dedicare l’80% del tempo ai Sit&go oppure al cash game. Meno affascinanti ma più continui nel fornire denaro alle nostre tasche.

Si può diventare professionisti anche facendosi notare da una poker room, per farlo però bisogna ottenere risultati o essere molto fortunati. Pensare di diventare un professionista contando sulla fortuna di un momento, però, è da folli, per cui lasciamo perdere questa strada. In Italia ci sono parecchie poker room. Scegliete quella che vi offre la possibilità di mettervi in mostra e grindate i tavoli, prima o poi la vostra occasione passerà, nel mentre accumulate soldi.

Un ultimo consiglio prima di chiudere, non pensate di essere diventati dei professionisti dopo un grande vittoria o dopo un grande mese. Il passo lo potrete fare dopo un lungo periodo di vincite costanti e sufficienti. Diciamo che se guardandovi indietro negli ultimi dodici mesi avete avuto una media costante di vincite tale da mantenervi, allora siete sulla buona strada per diventare un professionista del poker.

Ven 29/07/2011 da Fabio Pagano

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